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SCOPO DEL SITO

Questo sito si propone di offrire una consulenza, da parte di un ingegnere libero professionista, in merito al contenzioso nei lavori pubblici che spesso si instaura tra imprese di costruzione e committenti pubblici.

Le disposizioni normative regolano in modo molto dettagliato le modalità di proposizione delle pretese da parte dell’appaltatore, che si possono riferire sia ai fatti registrati nei documenti contabili, sia a tutti i fatti che possono comportare la richiesta di ulteriori compensi o indennizzi.

Dette pretese si chiamano in genere “riserve“, anche se il termine più esatto sarebbe “domande“. L’art. 190 (prima art. 165 DPR 554/1999) del Regolamento prescrive che l’appaltatore firmi il registro di contabilità quando gli viene presentato dal direttore dei lavori, “con o senza riserve”. Quindi l’appaltatore può scrivere subito le sue richieste contestualmente alla firma. Ma può non essere preparato a formulare le sue pretese in quel momento, per cui deve indicare prima della firma la dizione “con riserva”. In questo caso entro 15 giorni deve formulare nel registro di contabilità le sue “domande”. Pertanto la riserva non è la domanda, ma nel linguaggio corrente è invalso l'uso di dargli un significato identico, tanto che la stessa normativa spesso la definisce espressamente "riserva".

Le principali controversie sono a titolo esemplificativo le seguenti.

  • Consegna dei lavori ritardata o parziale.
  • Ritardata rimozione di sottoservizi di terzi (es. Telecom, Enel, fognature, ecc.) interferenti con le opere
  • Mancata disponibilità delle aree.
  • Diversa valutazione della contabilità dei lavori.
  • Carenze progettuali.
  • Sospensioni illegittime o prolungate oltre i limiti.
  • Ritardi nell’approvazione delle perizie di variante.
  • Mancato accordo su eventuali nuovi prezzi
  • Penali applicate dalla Direzione Lavori per mancato rispetto dei tempi contrattuali.
  • Ritardo nell’approvazione del collaudo.

 

Talvolta le controversie non sono limitate a singoli aspetti, come sopra indicati, ma investono l’intero appalto.

Ad esempio.

  • L’impresa lamenta una notevole riduzione della produzione, dovuta agli impedimenti sopra indicati ma in forma di particolare gravità, per cui inizia a contestare la Direzione Lavori prima con lettere e poi formulando riserve sui documenti contabili.
  • L’impresa, a causa dei prezzi molto bassi, cerca in tutti i modi di frapporre ostacoli alla Direzione Lavori, contestando il progetto o altre presunte inadempienze, fino a rallentare i lavori.
  • L’impresa non è attrezzata in modo congruo di macchinari e di maestranze, per cui i lavori procedono con lentezza, provocando così un ritardo nell’esecuzione. La risposta della Direzione Lavori si manifesta inizialmente con Ordini di Servizi e poi con minaccia di risoluzione contrattuale.
  • L’impresa in presenza di una situazione molto passiva (tipico il caso anni fa di un fortissimo aumento dei bitumi), cerca tutti i possibili pretesti per risolvere il contratto.
  • La Direzione Lavori in presenza di contestazioni di cui sopra, diventa più fiscale.
  • Il Committente, in presenza di una impresa che rallenta i lavori o non li esegue bene, cerca in tutti i modi di risolvere il contratto.

Naturalmente esiste anche la possibilità che si verifichino pretese del committente nei confronti dell’impresa, ma in questo caso non esistono vincoli normativi di sorta, cioè il Committente non deve seguire una procedura determinata per i danni che possa subire a causa del comportamento omissivo dell’impresa, avendo a disposizione altre modalità per tutelare i propri interessi, ad esempio rifiutando l’accettazione dei materiali o delle stesse opere, applicando penali per ritardata ultimazione dei lavori, provvedendo alla risoluzione del contratto in danno, ecc. Tenere anche presente che l’accettazione delle opere da parte del Committente pubblico si ha solo con il collaudo positivo, a nulla rilevando né la contabilizzazione in corso d’opera né i pagamenti in acconto tramite i SAL.